martedì 14 febbraio 2017

Direzione PD, ovvero: lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde

Qual è il vero PD? Quello dei “compagni”, che vuole redistribuire le ricchezze tassando i grandi capitali, ecologista, vicino ai lavoratori, anti-globalizzazione, garante dei diritti sociali? Oppure quello delle grandi opere, che spinge per inceneritori, trivelle e cemento, privatizza i servizi, strizza l’occhio alle banche, toglie i diritti ai lavoratori e taglia sul sociale?
Come fa un partito a pretendere di poter raccogliere in un unico contenitore anime così diverse, senza risultare già solo per questo poco credibile?
Io credo che qualsiasi associazione di scopo, partiti politici compresi, dovrebbe partire da un patrimonio base di valori condivisi e indiscutibili, in grado di accomunare tutti gli aderenti, lasciando poi la definizione di tutto il resto ad una sana dialettica interna.
Ma se gli iscritti hanno diversità di vedute così nette praticamente su ogni cosa, che senso c’è nello stare sotto uno stesso simbolo, se non quello puramente materiale di voler attrarre in maniera subdola fasce di elettorato diverse, senza assumersi mai la responsabilità di scelte univoche?
Sarebbe un po’ come se i tifosi di Inter, Juventus e Milan costituissero un’unica associazione e poi decidessero attraverso una votazione quale squadra sostenere tutti insieme. Follia pura.
Ecco perché trovo ridicolo il teatrino messo in scena in queste ore dalle diverse fazioni del PD. Per me non è altro che il tentativo camaleontico dei diversi gruppetti interni di voler prendere il potere senza assumersi la responsabilità di parlare chiaro, nascondendosi dietro una comoda e democristiana ambiguità, schermandosi dietro quel simbolo, ormai totalmente svuotato da ogni significato.

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