martedì 7 febbraio 2017

Debito pubblico e spread: ma non dovevamo vederci più?

Ci siamo già dimenticati terremoti, smottamenti, alluvioni, dissesto idrogeologico. “Presidenti solidali e mamme piangenti”, per dirla alla Gaber, sono già un lontano ricordo. Oggi il ministro Padoan ci ricorda a reti unificate che “la priorità per il paese è ridurre il debito pubblico”. Da almeno un decennio in Italia la priorità è questa: in nome del debito pubblico abbiamo tagliato senza pietà su sanità, istruzione, pensioni, giustizia, aumentato le tasse, privatizzato anche l’aria, svenduto all’estero gli asset strategici e regalato alle economie emergenti come quella cinese la possibilità di acquisire le nostre eccellenze produttive per un tozzo di pane.
Insomma, abbiamo fatto i sacrifici che ci hanno chiesto, eppure il debito pubblico non solo non è stato ridotto, ma non ha mai smesso di salire, nemmeno durante i drammatici anni del governo Monti.
Siamo arrivati a 2.230 MILIARDI di euro di debito pubblico, che ne producono altri 80 ogni anni solo di interessi. Ed è un debito impossibile da ridurre, perché senza una banca nazionale e senza possibilità di stampare moneta, l’Italia sarà sempre costretta a ricorrere all’indebitamento per garantire i servizi. Oppure dovrà smettere di garantirli, esattamente come sta facendo sulla nostra pelle.
Fin quando accetteremo questo gigantesco imbroglio del debito, che brandiscono come arma di ricatto per toglierci ogni cosa?
Se il sistema in cui viviamo ritiene lo spread e il debito pubblico più importanti della messa in sicurezza delle nostre vite e dei nostri diritti, vuol dire che è arrivato il momento di cambiare sistema.

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